Spedizionieri sul piede di guerra per le tariffe alle stelle del trasporto aereo

La scarsità di stiva disponibilità rispetto alla domanda di trasporto aereo merci ha fatto salire alle stelle le tariffe e in questi giorni molti spedizionieri sono sul piede di guerra per le richieste delle compagnie aeree.

Che il mercato del trasporto aereo merci stia vivendo una tempesta perfetta è ormai evidente da tempo ma il termometro delle difficoltà per alcuni operatori a lavorare in queste condizioni la si può misurare da molti commenti ed esternazioni pubblicate sui social network (in particolare LinkedIn e Facebook).

C’è chi suggerisce di “non caricare nulla per 10 giorni.  Lasciamo volare gli aerei vuoti” e chi giura di aver ricevuto richieste da capogiro dalle compagnie aeree: “Una quotazione da 99 euro al kg mi mancava…”. Un altro parla di “oltre 74 euro al kg” e un altro di “92 euro al kg” a conferma che realmente la tariffe stanno raggiungendo livelli probabilmente mai visti prima.  

Qualcuno poi sperava di poter contare sulla “compagnia cileno/brasiliana che ha lasciato la tariffe invariate e garantisce transit time accettabili”, salvo poi doversi correggere poco dopo riportando la risposta del vettore: “Scusate, stavamo scherzando. Accettiamo merci da 9 euro/kg in sù…”.

C’è chi si sente preso in giro (per usare un eufemismo) rilevando che gli spedizionieri sono ostaggio dei vettori aerei “con noli mai visti prima” e che prendono in considerazione rate di nolo “da 5 euro in sù” per ogni kg di merce da spedire…

Qualcun altro evidenzia il fatto che si tratti di un “problema molto grave, che sta danneggiando l’economia italiana, con noli decuplicati e transit time di 15-20 giorni”. Non è un caso che alcune primarie case di spedizioni italiane, tra queste Savino Del Bene e anche Bollorè Logistics, abbiano optato per noleggiare direttamente un aereo cargo per ovviare alla scarsa disponibilità di stiva sugli aerei che offrono servizi di linea.

Uno spedizioniere evidentemente esperto ricorda che “una volta i prezzi venivano contrattati a tavolino tra i rappresentanti degli spedizionieri e i rappresentanti dei vettori. Come si fa con i contratti di lavoro. La deregulation degli ultimi anni ha portato a una guerra senza quartiere. L’unico metro di misura è diventato il prezzo”. Poi aggiunge: “Negli ultimi anni chi controllava la merce decideva il prezzo e chi offriva servizi vettoriali doveva soccombere. Adesso molto semplicemente il vento sta cambiando”. Un collega conferma: “Li abbiamo presi per il collo per almeno 15 anni. Ci stanno ripagando con la stessa moneta e con gli interessi. Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. 

Gli fa eco un altro spedizioniere dicendo che ” vanno avanti ormai da anni a togliere voli e cargo per ridurre stiva e far salire i noli. Ora con la peak season stanno iniziando a rifarsi… finita la pacchia delle rate discount”. C’è poi chi non si capacita dell’attuale situazione e afferma: “Capisco il discorso della peak season e la riduzione delle stive ma le rate non possono essere quintuplicate e rimanere tali anche in periodi storicamente ‘calmi’… c’è qualcosa che non va”.

Non manca comunque chi prova a vedere il bicchiere mezzo pieno sottolineando che forse questa situazione può rappresentare un aiuto per tutti: “Se gli spedizionieri – dice – continuano a vendere sottocosto forse questo è il momento giusto per la ripresa. O facciamo adeguare i clienti alle condizioni del mercato o, se non abbiamo le spalle grosse, non ne usciamo facilmente. Chi non fa concorrenza sleale sicuramente ne uscirà più che rafforzato”.

Il fenomeno ha assunto una dimensione tale che pochi giorni fa Guido Ottolenghi, coordinatore del gruppo tecnico di Confindustria per la logistica, i trasporti e l’economia del mare, in occasione della presentazione a Malpensa del position paper sul rilancio del cargo aereo ha detto di fronte al Ministro dei trasporti che gli industriali italiani lamentano un costo troppo elevato delle tariffe di trasporto aereo delle merci. Altre associazioni di categoria, in primis Anama (associazione che rappresenta gli spedizionieri aerei), si sono mosse per portare all’attenzione dell’International Air Transport Association (Iata) l’attuale situazione al fine di capire se e come provare ad arginare un fattore penalizzante per i prodotti italiani destinati all’estero.