Primi effetti del coronavirus sulle spedizioni aeree

Cancellazioni di voli, impossibilità di gestire le spedizioni in arrivo in Cina, ma anche una prevedibile impennata delle rate di nolo dopo il 10 febbraio (data fino alla quale le autorità cinesi hanno deciso di prolungare le festività per il Capodanno): sono questi i primi effetti visibili sulle spedizioni aeree del propagarsi del coronavirus.

Ad oggi sono già diverse le compagnie che dopo il diffondersi dell’emergenza nella città di Wuhan hanno deciso di cancellare i collegamenti con la Cina continentale. Nel dettaglio British Airways – riferisce Lloyd’s List – ha sospeso i suoi voli giornalieri da Heathrow verso Shanghai e Pechino (ufficialmente fino al 31 gennaio, ma secondo alcuni report il blocco potrebbe protrarsi fino a marzo) e non è noto se IAG Cargo (ramo merci del gruppo) abbia deciso di compensare la perdita di capacità belly con il noleggio di nuovi mezzi. I collegamenti con Hong Kong al momento non risultano invece modificati. Lufthansa pure ha optato per una cancellazione dei voli con la Cina contentale (fino al 9 febbraio; le prenotazioni sono bloccate invece fino alla fine del mese), che interesserà anche le controllate Swiss e Austrian Airlines, mantenendo però attivi per il momento i voli con Hong Kong.

A loro si è aggiunta poi anche Iberia, che ha annunciato la sospensione dei collegamenti da e per Shanghai a partire da venerdì 31 gennaio fino alla fine di febbraio.

Una riduzione dei collegamenti – riferisce AdnKronos – è invece al momento la misura adottata da Air France, che avrebbe diminuito la frequenza dei servizi con Pechino e Shanghai.  KLM sospenderà da venerdì i voli diretti per le città di Chengdu e Hangzhou, ridurrà da 11 a 7 i quelli per Shanghai, ma allo stato attuale non ha modificato quelli per Pechino. Secondo Lloyd’s List sarebbero pronte a sfrondare i collegamenti con la Cina anche Cathay Pacific, United Airlines, Air India e Finnair.

La conseguenza dell’implementazione di queste misure, secondo gli analisti interpellati da Lloyd’s List, sarà un significativo indebolimento dei traffici, che si sommerà al rallentamento causato dalle festività legate ai Capodanno cinese, che peraltro come detto sono state prolungate proprio per via del coronavirus. Le rate di nolo per i voli successivi al 10 febbraio – ha osservato Stephan Haltmayer, CEO di Quick Cargo Service – sono “già schizzate alle stelle”.  Un effetto dell’epidemia, secondo Peter Stallion di Freight Investor Services, potrebbe anche essere quello di rendere più attrattivi i vettori cargo cinesi.

Va notato inoltre che il coronavirus sta tenendo bloccati nelle loro abitazioni o in spazi circoscritti molti cittadini cinesi, causando un calo nei consumi di bar, ristoranti e simili che sta avendo un effetto diretto sulle importazioni nel paese per via aerea di prodotti deperibili, tra cui ad esempio quello delle spedizioni di aragoste dal Canada. Allo stesso tempo lo stop alle attività produttive e manufatturiere del paese potrebbe generare un crollo delle esportazioni, anche se questo probabilmente avrebbe più effetto sui trasporti via mare che su quelli aerei.

Fedespedi ha diffuso in queste ore una nota ai suoi associati nella quale ha elencato le diverse misure già implementate o in via di implementazione per arginare la diffusione del coronavirus. Tra queste “il prolungamento della chiusura per la festività del Capodanno Cinese deciso dalle autorità (fino al 2 febbraio ma in alcuni luoghi previsto fino al 9 febbraio), l’annuncio da parte del Presidente americano di stare valutando il blocco dei voli, la comunicazione di alcune compagnie (fra le quali British Airways, Lufthansa, Swiss Air, Austrian e Iberia) di sospensione dei collegamenti”. La federazione ha invitato le imprese associate a tenere informata la propria clientela, segnalando che queste misure “avranno inevitabili ripercussioni anche sui trasporti e sulla supply chain”, le quali alla ripresa si tradurranno in “inevitabili accumuli e ritardi”.

Leggi l’articolo di Lloyd’s List e la news di AdnKronos

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