Per il cargo aereo ci vuole “un cambio di mentalità”

L'aeroporto di Atlanta

Loadstar nei giorni scorsi ha dato spazio a una riflessione di Amar More sul futuro delle spedizioni aeree e sulle possibilità che si apriranno dopo questa fase, in cui l’intero segmento del cargo sta godendo di massima visibilità. Il manager è amministratore delegato di Kale Logistics Solutions, società di servizi IT che tra le altre cose ha implementato i community system degli aeroporti di Atlanta e Mumbai.

Sarebbe stato quindi legittimo aspettarsi che More sottolineasse nella sua analisi il valore della tecnologia per far crescere il segmento, e in parte è stato così. Il numero uno di KLS ha però insistito molto anche sulla necessità di un parallelo cambio di mentalità da parte degli operatori.

La disamina di More parte da due constatazioni: che l’e-commerce stia crescendo e che l’esperienza di operatori come Fedex e UPS insegni che le spedizioni aeree possono essere redditizie. Secondo il manager un operatore che decida di competere con loro, deve poter fornire una piattaforma tecnologica ugualmente integrata, un one-stop-shop che fornisca informazioni complete a differenti operatori con diverse interfacce ma un unico format.

Il nodo nella realizzazione di una piattaforma tecnologica simile, secondo More, sta però nell’individuazione del soggetto che faccia da ‘ancora’, cioè da ‘catalizzatore’ attorno al quale vengono costruiti i sistemi e che possa attirare altri operatori.

Le migliori ‘ancore’, secondo More, di solito non sono compagnie aeree o spedizionieri, ma sono rappresentate da soggetti più neutri, come gli aeroporti: “Se prendi Heathrow (LHR), avrai 150 compagnie aeree e 600 spedizionieri, ma solo un LHR”. Ottenuto un soggetto ‘catalizzatore’, molti altri operatori seguiranno, connettendosi alla piattaforma, ‘allacciandosi’, scambiando dati e raccogliendo status sulle spedizioni così come fanno gli ‘integratori’.

Dal punto di vista tecnico, la realizzazione della piattaforma tecnologica comune sarebbe poi invece semplice, purché fatta utilizzando sistemi comuni come EDI di IATA e API standard.

In generale, secondo il manager indiano, la crisi causata dalla pandemia di coronavirus ha spinto gli operatori verso l’innovazione tecnologica, portandoli anche a introdurre, con tempi molto più rapidi del solito, servizi magari dalla portata limitata ma che hanno generato grandi vantaggi in termini di semplificazione e risparmio di tempo. Un caso citato da More è quello di Ping, sistema sviluppato nelle scorse settimane dalla stessa Kale per creare eAWB partendo da documenti in PDF. Un’esperienza che secondo il manager dimostra appunto come l’innovazione spesso sia frutto non di grandi investimenti ma di “cambi di mentalità”.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER GRATUITA DI AIR CARGO ITALY