Operatori e aziende provano a prevedere la fine della crisi delle supply chain globali

Alle prese da mesi con carenza di componentistica, noli marittimi a livelli record, congestioni portuali, scarsa capacità del trasporto aereo e altro ancora, dopo qualche timido segnale di inversione di tendenza operatori e analisti stanno iniziando a chiedersi quando potranno vedere la fine della crisi della supply chain globali.

Il tema è in questi giorni al centro di due approfondimenti di Reuters e del Wall Street Journal che, pur senza fornire come è ovvio una risposta netta al quesito, hanno però provato la prima ad analizzare l’andamento di diversi fattori che hanno contribuito alla situazione attuale e il secondo a raccogliere le valutazioni di alcune aziende.

Partendo con il trasporto marittimo, l’agenzia di stampa invita a considerare alcuni segnali positivi come il calo del Baltic Dry Index (che traccia l’andamento dei noli di navi rinfusiere sulle principali rotte ed è considerato predittivo dell’andamento della produzione globale), sceso di oltre un terzo dopo il record toccato lo scorso ottobre. In discesa, come già osservato nei giorni scorsi su SUPPLY CHAIN ITALY, sono anche i noli delle spedizioni via mare di container, che però in media restano ancora superiori del 252% a quelli di un anno fa. Un andamento simile, aggiunge Reuters, riguarda la congestione portuale, in calo nei porti cinesi e attesa per il 2022 a livelli inferiori rispetto a quelli di quest’anno. Su questo punto va però anche ricordato che solo il mese scorso una analisi di Sea-Intelligence aveva stimato che il problema sarebbe durato “almeno sei mesi” e più probabilmente fino alla fine del 2022.

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