Oltre 400mila i posti di lavoro del settore aviazione a rischio in Italia

Il settore dell’aviazione non tornerà ai livelli pre-crisi prima del 2024 e in particolare gli operatori europei saranno più colpiti di altri dall’impatto del Covid-19. Lo prevede un report di Iata che ha fatto il punto sul deteriorarsi delle prospettive sotto il profilo dei ricavi, dei posti di lavoro e delle attività economiche correlate in giro per il continente.

Nel dettaglio, la crisi del traffico passeggeri (in calo nel 2020 del 70%) farà sì che nel Vecchio Continente il 2021 si chiuderà con perdite complessive per le compagnie di 11,9 miliardi di dollari ed Ebit margin negativo (-9,5%). In pratica, “poco meno che un disastro” che si tradurrà in una massiccia perdita di posti di lavoro, a meno di sostanziosi interventi pubblici.

Guardando nello specifico all’Italia, l’impatto in termini occupazionali secondo Iata è quantificato in una perdita di 414.300 posti di lavoro (la stima è di dicembre; in agosto si valutava fossero 369.100 quelli a rischio), mentre il mancato apporto al Pil è stato quantificato in 18,1 miliardi di dollari. Per fare un confronto, si può osservare che secondo l’associazione la Spagna rischia la perdita di 1.116.800 posti di lavoro e di 73,5 miliardi di dollari, mentre per la Germania il rosso previsto (sempre in assenza di interventi pubblici) è di 602.500 posti di lavoro e 38,75 miliardi di dollari di pil.

Come già visto, per quel che riguarda il solo 2020 Iata stima che i ricavi complessivi sono calati a quota 328 miliardi (459 miliardi è la previsione per il 2021), a fronte di una crescita di quelli derivanti dalle sole operazioni cargo, stimati a 117,7 miliardi per il 2020 e attesi a 139,8 miliardi per il 2021.

Relativamente alla ripartenza, secondo l’associazione a riguadagnare posizioni per primi saranno i vettori asiatici e dell’area del Pacifico. In Europa la ripresa è attesa nella seconda parte del 2021, quindi a campagna di vaccinazione già avanzata.

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