Noli aerei tra Italia e Usa a quota 10 euro/kg

A seguito dello stop ai voli passeggeri imposto fra Europa e Stati Uniti l’effetto immediato sul mercato delle merci è stato un’impennata dei noli per le spedizioni cargo. Secondo quanto appreso da AIR CARGO ITALY in questi giorni le tariffe per imbarcare merci sugli aerei all-cargo fra il nostro Paese e gli Usa sono infatti arrivate a ridosso di quota 10 euro per ogni kilogrammo di merce spedita. Livelli di prezzo che si erano visti solo a fine 2017 negli ultimi anni e che potrebbero presto interessare anche altre direttrici, soprattutto quella che collega l’Asia all’Europa oltre che l’Europa al Nord America.

Da sabato scorso ad aver annunciato tagli ai voli passeggeri tra Vecchio Continente e USA ci sono British Airways e Virgin Atlantic. La prima ha rivelato a Lloyd’s List che nei mesi di aprile e maggio la sua capacità sarà complessivamente ridotta almeno del 75% rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre la compagnia del gruppo di Richard Branson taglierà stiva per il 75% entro il 26 marzo e per una quota addirittura pari all’85% in aprile. Secondo Seabury, società di consulenza parte di Accenture, il taglio ai voli passeggeri avrà un impatto importante sui noli poiché la loro capacità belly vale il 65% del totale della stiva normalmente disponibile sulla tratta. Queste nuove restrizioni stanno avendo effetto anche sui noli delle spedizioni da Hong Kong verso USA ed Europa, spingendole in alto del 50% nelle ultime 36 ore.

Probabile peraltro che altri vettori assumeranno decisioni simili nei prossimi giorni, soprattutto dopo che la Commissione Europea si è impegnata a sospendere fino al 30 giugno l’applicazione della regola dello ‘use it or lose it’ sugli slot aeroportuali, che aveva avuto finora come effetto quello di indurre le compagnie a far volare i propri mezzi anche se vuoti pur di non perdere appunto le tratte assegnate.

Lo scenario resta comunque mutevole, con tendenze di effetto opposto sull’andamento dei noli. Da un lato infatti altri paesi stanno fermando i voli (la Norvegia ha sospeso tutti quelli in ingresso e in uscita dal paese a partire da oggi, la Turchia ha stoppato quelli da e per Germania, Francia, Spagna, Danimarca, Belgio, Austria, Svezia, Olanda nonché quelli da e per la stessa Norvegia), contribuendo a ridurre la capacità di stiva complessivamente disponibile. Dall’altro secondo gli analisti è possibile che la prolungata quarantena messa in atto in svariati paesi europei (e negli stessi Stati Uniti) si traduca in una flessione della domanda di trasporto aereo, aiutando a ‘calmierare’ la tendenza al rialzo del prezzo del trasporto.

Leggi l’articolo di Lloyd’s List

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