Gli esportatori di fiori e piante italiane vogliono un aeroporto italiano

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L’export di prodotti florovivaistici dall’Italia e, in particolare, dalla Liguria verso destinazioni extra-Ue è penalizzato dalle tariffe elevate praticate dai vettori aerei e dalle scarse attrezzature di cui dispongono gli aeroporti italiani. Il tema è al centro di un approfondimento dal titolo “In camion fino ad Amsterdam. L’export dei fiori liguri è un’odissea” che dedica oggi IlSole24Ore alla logistica italiana.

Il filo conduttore dell’articolo è che per i florovivaisti liguri la lunga trasferta su gomma con trasporto aviocamionato fino all’aeroporto di Amsterdam risulta più conveniente di qualsiasi alternativa nazionale. In ballo c’è un mercato di nicchia ma comunque non trascurabile perché si parla di 88 milioni di euro in fiori e 626 milioni in bulbi e piante vive.

Paolo Di Massa, imprenditore ligure presidente dell’associazione di categoria Ancef (Associazione nazionale commercianti esportatori fiori), spiega che gli aeroporti di Amsterdam e Nizza sono le uniche due alternative percorribili per spedire la merce fuori Europa. “L’Italia? neanche a parlarne” afferma. “Una volta ho usato Genova ma poi hanno spedito a Milano, è stato solo un passaggio in più. E quando in emergenza ho usato Emirates a Malpensa è stato un salasso. Il vantaggio dell’Olanda è ovviamente legato ai volumi, si tratta del nostro primo acquirente internazionale e i camion, anche se devono fare 1.200 chilometri, viaggiano con maggiore efficienza”.

Il presidente di Ancef poi aggiunge: “Certo è che preferiremmo  avere alternative più vicine, questa mancanza per il settore è un danno. Io da solo penso di avere una massa critica sufficiente ma evidentemente non è così, in passato con gli operatori di Milano ho provato a parlare molte volte, ma senza successo”.

Anche Luca De Michelis, presidente del distretto florovivaistico ligure, da tempo utilizza soprattutto Nizza per il proprio export extra-Ue: “Parliamo di una decina di milioni di euro all’anno” spiega. “Cifre per noi importanti e in forte crescita. Nessun aeroporto italiano purtroppo è attrezzato in modo adeguato o competitivo. All’aeroporto di Genova, ad esempio, non ci sono celle frigorifere adatte, ed è il motivo per cui anche chi vuole importare piante di riproduzione deve andare altrove”.

Il direttore generale dello scalo Cristoforo Colombo, Piero Righi, risponde a queste osservazioni dicendo che “attrezzarsi è possibile anche se occorre valutare l’economie di scala e la fattibilità economica. Ad ogni modo le nostre porte sono aperte per discuterne, anche perché in passato questa attività dallo scalo veniva svolta”.