Le piattaforme tecnologiche mettono a rischio il futuro degli spedizionieri

Riccardo Fuochi

Il comparto delle case di spedizioni da oltre un anno a questa parte non solo è alle prese con una battaglia costante nei confronti delle compagnie di navigazione e dei vettori aerei per accaparrarsi capacità di stiva ma deve guardarsi anche da un progressivo consolidamento degli attori sul mercato e dalla minaccia della tecnologia.

Intervenendo in occasione di un webinar dedicato a materie prime e noli marittimi organizzato dai Propeller club di Milano e Napoli, Riccardo Fuochi, esperto spedizioniere e presidente di Omlog International, ha sottolineato il fatto che il quadro attuale, segnato da noli container alle stelle e da un forte consolidamento in mano a pochi global carrier, “è il frutto di una spinta verso il basso dei noli negli anni passati che ha portato a una condizione di quasi oligopolio” ha sottolineato Fuochi. Che poi ha aggiunto: “Sono spariti i player armatoriali medio-piccoli e dallo scoppio della pandemia le grandi compagnie di navigazione sono ancora più consapevoli della loro forza”.

L’esperto spedizioniere ha quindi messo in guardia i caricatori dicendo: “Tutte le filiere logistiche hanno dei costi incomprimibili per cui dico occhio alle offerte a prezzo troppo basso”.

Così come sul versante armatoriale, anche fra gli spedizionieri c’è un numero ristretto di player che ha un peso non indifferente sulle dinamiche di mercato: “I primi 25 spedizionieri al mondo movimentano oltre 30 milioni di container ogni anno e quindi potranno imporre anch’essi le loro condizioni. Lo stesso succederà nel trasporto aereo”. Insomma, secondo Fuochi, anche fra gli spedizionieri stanno prendendo forma soggetti talmente grandi da essere in grado di condizionare le tradizionali dinamiche di mercato.

Un’altra preoccupazione per le case di spedizioni medio-piccole (la stragrande maggioranza delle aziende attive in Italia) è infine rappresentata “dalle grandi piattaforme digitali che consentono il booking dei carichi online. Sono soggetti – ha sottolineato il presidente del Propeller club di Milano – che ottengono un’enorme mole di dati e infuturo saranno in grado di sottrarre lavoro ai player tradizionali”. Anche per questo, in vista di un reshoring delle produzioni che secondo lui sarà limitato e che comunque non vedrà ridimensionarsi l’importanza strategica dell’Asia, il vertice di Omlog ha invocato un grande tavolo di lavoro al quale devono sedersi insieme i rappresentanti del mondo della produzione e della logistica.

N.C.

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