I 7 vizi capitali della logistica italiana secondo Betty Schiavoni (Alsea)

Milano – Rimuovendo alcuni ostacoli che penalizzano l’operatività quotidiana e realizzando una Dogana unica europea la logistica italiana potrebbe fare nei prossimi anni un significativo salto di qualità.

Ne è convinta Betty Schiavoni, la presidente dell’Associazione lombarda delle imprese di trasporti e spedizioni (Alsea), che in occasione della consueta assemblea pubblica annuale ha rilanciato con forza la proposta di creare una Dogana unica europea. “Per evitare – ha detto – pratiche anticoncorrenziali di singoli Paesi dell’Ue che penalizzano quelle nazioni, come l’Italia, molto attente ai controlli per la tutela della salute pubblica e del Made In”. Non di rado, infatti, aziende che devono importare in Italia preferiscono far transitare il carico dai porti del Nord Europa dove i controlli sono meno stringenti e quindi i tempi di sdoganamento e ricezione minori. Una Dogana unica europea eviterebbe queste distorsioni di mercato.

La presidente Schiavoni nella sua relazione ha poi citato alcuni ostacoli (7 nello specifico) che possono essere eliminati a costo zero (o quasi) e la cui rimozione garantirebbe un grande ritorno al sistema produttivo nazionale. Fra questi la realizzazione dello sportello unico doganale e dei controlli (“Atteso ormai da oltre un anno e che consentirebbe una razionalizzazione in fase dei controlli sulle merci” ha detto), la facilitazione al traffico e-commerce («In diversi Paesi vi sono agevolazioni per l’importazione delle piccole partite del traffico e-commerce mentre in Italia le imprese di spedizioni le attendono da un anno ma non stanno ancora arrivando»), i ritardi nel rilascio dei nulla osta sanitari a causa di una carenza cronica del personale degli Usmaf (“Basterebbero poche persone per far ripartire la macchina”) e infine il rilascio delle autorizzazioni per i trasporti eccezionali (“Dal 2016 il rilascio delle autorizzazioni per questo tipo di trasporti avviene con una lentezza e con dei costi inaccettabili, e intanto si perdono traffici e le aziende produttrici minacciano di delocalizzare le produzioni”).

Gli altri quattro vizi capitali sono le sanzioni in dogana, problemi di back office (nello specifico problemi nel ritorno dell’Ivisto e con le royalty), targa del mezzo sul T1 e lo staf sottodimensionato dell’Usmaf.   

 

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