I 6 ‘pericoli’ del 2019 per chi opera con i mercati esteri

Turbolenze nei paesi emergenti, rallentamento dell’economia statunitense, protezionismo, volatilità del mercato azionario Usa, crescente indebitamento globale e disorderly Brexit: questi i principali pericoli del 2019 per le imprese che operano all’estero. Se il quadro dei rischi si intensifica, nel 2019 la crescita è attesa proseguire e deve essere intercettata. Peggiorano Argentina e Turchia, migliorano Grecia, Russia, Polonia e Repubblica Ceca

È questa, in estrema sintesi, la fotografia dei mercati esteri e la ‘Mappa dei rischi’ pubblicata da Sace Simest (Gruppo Cdp) secondo la quale nel 2019 lo scenario economico internazionale sarà più complesso ma non privo di opportunità per le imprese che si affacceranno oltreconfine.

Il nuovo studio delinea un quadro dei rischi ancora più ampio per il 2019, con tensioni vecchie e nuove che, dall’economia alla politica, costituiranno nuove sfide per le imprese che operano sui mercati internazionali. I sei principali pericoli per l’anno in corso derivano innanzitutto dall’incertezza su economia e mercato azionario degli Stati Uniti, guerra dei dazi e Brexit, nonché da leitmotiv quali la fragilità di alcuni paesi emergenti e il crescente indebitamento mondiale. È fondamentale però non lasciare che i rischi che si profilano sul mercato internazionale oscurino un quadro ancora ricco di opportunità per l’export italiano.

I 6 rischi del 2019

Nel corso del 2018, la crescita globale è proseguita a un ritmo del 3,7% e il bilancio dell’anno appena concluso può dirsi ancora positivo.

Tuttavia il quadro dei rischi ha subìto un deterioramento per effetto di turbolenze finanziarie, valutarie e geopolitiche, che hanno ripercussioni particolarmente evidenti sulle economie emergenti, in primis Argentina e Turchia.

Anche nel corso del 2019 dinamiche vecchie e nuove agiteranno lo scacchiere internazionale. In particolare, sono 6 i principali rischi che le imprese italiane, specie quelle che operano sui mercati esteri, dovranno fronteggiare nell’orizzonte di breve termine.

In campo economico, sebbene siano ancora i mercati emergenti a presentare le maggiori criticità, grandi timori riguardano l’economia statunitense. L’ipotesi di una recessione già nell’anno in corso ha poche probabilità di realizzarsi, mentre è atteso un rallentamento dell’economia. Rimane poi grande incertezza sul protezionismo, con le aspettative sull’attuale tregua nella guerra dei dazi ostaggio dell’imprevedibilità degli attori in gioco.

Dal punto di vista finanziario è ancora Washington al centro delle paure del mercato: una politica eccessivamente restrittiva da parte della Fed non solo genererebbe tensioni sui listini di Wall Street, ma potrebbe nuovamente ripercuotersi sugli emergenti, con effetti concreti anche per le nostre imprese esportatrici. Eventuali ulteriori deflussi di capital dai mercati emergenti infatti, innescherebbero rialzi dei tassi d’interesse e una contrazione del credito concesso alle imprese locali, che avrebbero minori opportunità di investire. Inoltre le valute di queste geografie si deprezzerebbero, con effetti avversi sulle importazioni dei nostri prodotti e provocando anche un aumento del rischio di mancato pagamento. Emblematici i casi di Argentina e Turchia nel 2018, dove il nostro export è diminuito di circa il 10%. Permane l’annosa questione dell’indebitamento globale, salito a 244 mila miliardi di dollari nel terzo trimestre 2018 (il 318,2% del Pil mondiale) e che continua a destare preoccupazione per eventuali default sovrani, specie nei paesi di minori dimensione, e privati.

Infine, una Brexit nel caos, dopo che la Camera dei comuni ha respinto l’accordo stipulato da Theresa May con l’Ue, semina incertezza, mentre sale la probabilità di un’uscita con un no deal, ma restano aperti tutti gli scenari.

Questi i principali rischi del 2019, a cui si aggiungono i timori più recenti di un rallentamento più marcato del previsto in Cina e nei Paesi dell’Area dell’euro, che rappresenterebbero un problema per le nostre imprese.

Per il 2019, le geografie più promettenti per le esportazioni italiane saranno Brasile, India, Indonesia e Vietnam, geografie con un profilo di rischio medio-elevato, sono mercati emergenti destinati a ricoprire crescente importanza nel prossimo futuro, così come la Russia si conferma un mercato strategico, dal quale si attendono segnali di costanza nei progressi.  In termini di rischio-opportunità, tra le migliori destinazioni spiccano Emirati Arabi Uniti, il Qatar, la Colombia, la Repubblica Ceca e la Cina, nonostante la decelerazione a cui andrà incontro. Gli Stati Uniti, destinazione tradizionale del nostro export, rimangono una meta a elevato potenziale, anche se risentiranno dell’imminente rallentamento economico.

Fra i Paesi a rischiosità medio-elevata, andranno presidiati anche quei mercati in cui non sono scontati elevati rendimenti ma che possono comunque regalare ottime soddisfazioni ai nostri esportatori, quali Marocco, Senegal e Kenya. La Turchia, nonostante la battuta d’arresto e le innegabili difficoltà, sembra ancora un mercato su cui si possa puntare in un’ottica di lungo periodo e con le necessarie cautele.

Per quanto riguarda il rischio di credito – che misura la possibilità di incorrere in rischi di mancato pagamento da controparti estere sovrane, bancarie e corporate – la Mappa dei Rischi 2019 restituisce un’immagine di eterogeneità tra economie avanzate ed emergenti: fra le prime si contano 26 miglioramenti e 4 peggioramenti rispetto al 2018; fra le emergenti se ne contano rispettivamente 42 e 52. Fra gli upgrade negli avanzati, Slovenia, Islanda, Grecia e Austria hanno registrato i più significativi progressi grazie soprattutto a un miglioramento del loro profilo bancario. Fra gli emergenti si segnalano i miglioramenti di Paesi quali Russia, nonostante le incertezze connesse al quadro geo-economico, e Polonia e Croazia, dove è diminuito il rischio sovrano. Peggiorate Turchia, Argentina e alcuni mercati nel Golfo (Oman e Bahrain). In India e Indonesia i rischi connessi al deprezzamento delle valute e alla pressione sulle riserve valutarie sono mitigati da fondamentali economici solidi. Discorso analogo per il Brasile, dove il rischio-incertezza connesso al nuovo corso politico è mitigato dalle grandi riserve valutarie, un sistema finanziario stabile e un debito contenuto.

Per quanto riguarda i rischi politici – che sono quei rischi connessi alla stabilità politica che influiscono sulla possibilità di esigere i crediti – la Mappa non rileva variazioni significative rispetto al 2018. Da segnalare miglioramenti per alcuni paesi target del Made in Italy, fra cui Russia ed Emirati.

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