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Utilizzo dei droni e payload delivery

Riceviamo e pubblichiamo dall’Avv. Lucia Secchiaroli dello studio Pirola Pennuto Zei & Associati un articolo di commento sull’utilizzo crescente dei droni e sulle payload delivery.

 

I droni o aerei a pilotaggio remoto sono una realtà che ha visto un fortissimo sviluppo negli ultimi 10 anni e gli usi civili degli stessi spaziano dall’intrattenimento alla sorveglianza e mappatura di vaste aree. In questo breve articolo ci dedichiamo al trasporto di merci di piccole dimensioni e precisamente al Payload delivery che sta sempre più spesso diventando “l’argomento del giorno” in numerose tavole rotonde sia a livello nazionale che internazionale.

Pioniere della spedizione di singoli prodotti a domicilio con l’utilizzo di aeromobili a pilotaggio remoto in Europa è Amazon che ha effettivamente testato, a dicembre 2017, il programma “Prime Air” o, meglio, la spedizione e consegna via drone di due piccoli pacchi nella campagna inglese, vicino a Cambridge.

Il sistema di consegna di pacchi, via droni, è il simbolo di una rivoluzione nel settore del trasporto merci già in atto, cui sarà necessario velocemente adeguarsi sia dal punto di vista operativo che normativo. L’obiettivo è, infatti, sviluppare consegne personalizzate di merci, ma anche di posta, nei siti più remoti e/o isolati, dove la consegna “a mani” con un trasportatore dedicato matura costi troppo elevati comparati al valore dell’acquisto e/o del servizio.

Ad oggi, tuttavia, la maggior parte delle operazioni tramite droni sono rese in modalità VLOS (Visual Line of Sight) rimanendo sotto il costante controllo visivo dell’operatore o in modalità EVLOS (Extended Visual Line of Sight) laddove il controllo visivo dell’aeromobile è garantito da strumenti tecnici. Sarà quindi necessario consentire di operare voli BVLOS (Beyond Visual Line of Sight – il pilota non ha controllo visivo del drone) in piena sicurezza, così come regolamentare lo spazio aereo a bassa quota.

A livello Europeo, è stato chiesto all’EASA (European Aviation Safety Agency) di predisporre e sottoporre alla Commissione Europea, la regolamentazione dei droni, delle operazioni critiche e non critiche, delle regole dello spazio aereo per le rotte a bassa quota e la creazione di un cosiddetto U-Space, spazio aereo dedicato agli aeromobili a pilotaggio remoto. Probabilmente questo ambizioso e urgente progetto – il Regolamento Europeo sull’uso dei droni – sarà pronto e potrà essere approvato dalla Commissione Europea già nel 2021.

L’Italia non è rimasta indietro e tramite ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) ed ENAV (Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo) ha regolamentato sin dal 2014 l’uso di droni con massa inferiore a 150Kg. L’Italia è molto attenta alla sicurezza dei droni. ENAC ha già infatti introdotto il Certificato di Progetto e il Certificato di Conformità per i produttori dei droni così attestando la rispondenza della macchina ai requisiti necessari per condurre operazioni critiche e al contempo prevenendo eventuali responsabilità della filiera dal produttore all’operatore finale, e, disciplinato il training degli operatori, prevedendo l’attestato e la licenza di Pilota di drone e approvando i relativi Centri di Addestramento.

ENAV, dal canto suo, ha implementato un servizio di identificazione via web dei droni che dovranno essere previamente registrati sul sito D-Flight tramite il codice QR.

In conclusione, il payload delivery può diventare una interessante realtà anche per il mercato italiano. Abbiamo già Centri di Addestramento che possono preparare piloti certificati, una regolamentazione sull’utilizzo dei droni sufficiente per l’uso in sicurezza. La sfida è aperta e ci auguriamo di vedere presto player italiani attivi nel payload delivery.

Avv. Lucia Secchiaroli

Pirola Pennuto Zei & Associati

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