Ecco perché Amazon si costruirà un suo aeroporto

Amazon Prime Air Boeing 767, photographed on August 8, 2016 from Wolfe Air Learjet 25B by Chad Slattery

Perché Jeff Bezos ha deciso di spendere 1,5 miliardi di dollari per assicurarsi la gestione di uno spazio di 300 ettari nell’aeroporto internazionale di Cincinnati?

A questa domanda ha provato a rispondere l’agenzia AGI, che ha analizzato l’ultimo maxi-investimento di Amazon in territorio statunitense, formalizzato appunto con la firma di un contratto con lo scalo dell’Ohio che porterà alla nascita, già nel 2021, di un hub aeroportuale in grado di gestire 200 voli al giorno (operati da circa 50 aeromobili) e coprirà un periodo di 50 anni.

In sintesi, secondo la testata, Amazon, già dotatasi di una propria compagnia (Amazon Air), mettendo le mani su un’infrastruttura ha voluto compiere un ulteriore passo verso la dinsitermediazione e il controllo della filiera logistica dal primo all’ultimo miglio (in Italia abbiamo assistito da poco alla firma di accordi con, tra gli altri, le librerie Giunti, trasformate così in un punto di ritiro per gli utenti dei servizi del gruppo), con lo scopo ultimo di abbattere i costi (e ridurre ancora i tempi) di consegna e quindi ampliare i margini dell’e-commerce.

A conferma di questa tesi, l’andamento a velocità diverse dei prodotti e servizi del colosso di Seattle,  certificato anche dall’ultima trimestrale del gruppo, chiusa con un fatturato di 59,7 miliardi (+ 17%). La fetta relativa ad AWS (Amazon Web Services, ovvero la vendita di servizi on the cloud come database, server, blockchain), che rappresenta il 13% del volume d’affari (ma la metà degli utili) è cresciuta del 41%, mentre tutto il ‘non cloud’ (principalmente l’e-commerce) solo del 14%.

L’investimento nell’aeroporto di Cincinnati, in sostanza, sarebbe quindi un modo per rafforzarsi nel settore di cui Amazon è stato pioniere, ovvero quello delle vendite on line.

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