Come affronta il caro-noli container la casa di spedizioni D.B. Group

La difficile situazione dei trasporti container marittimi tocca da vicino anche la casa di spedizioni di Trevisio D.B. Group. In un’intervista al Corriere del Veneto il suo presidente (nonché vicepresidente di Assindustria Veneto) Valter De Bortoli ne ha parlato, spiegando anche quali sono i disagi che la società si trova ad affrontare, per le spedizioni in arrivo dal Far East e come vi stia facendo fronte.

De Bortoli ha evidenziato innanzitutto che D.B. Group prevede di recapitare alla fine del mese di agosto “materiali che attendevano a metà luglio” e che in più in generale a suo avviso i settori più colpiti dalla crisi sono quelli di abbigliamento e calzature, dato che i prodotti finiti di questo genere immessi sul mercato italiano sono spesso realizzati nei paesi del Far East.

Riguardo le vie di trasporto alternative, ne ha sottolineato soprattutto i limiti. In particolare relativamente ai collegamenti ferroviari dalla Cina ha detto rimarcato quanto siano rari i servizi diretti sull’Italia, mentre rispetto a quello per via aerea, pure spesso già normalmente utilizzato ad esempio per l’invio di materiali quali componenti per occhialeria, ha evidenziato che la sua capacità è ovviamente limitata (“nel più grande dei vettori cargo ci stanno 12 container da 11,5 metri, in una nave 11mila…”). La società aveva comunque fatto ricorso, lo scorso anno, anche a voli preighter per assicurare la consegna tempestiva di materie prime e componenti necessari per la ripartenza delle aziende del Nord Est.

Il numero uno di D.B. Group ha poi però anche detto la sua rispetto all’origine dei disagi attuali. In particolare De Bortoli ha puntato il dito verso le grandi compagnie del trasporto container che “sembra abbiano deliberatamente limitato l’offerta (di collegamenti, ndr), così da far alzare i prezzi”, nonché verso la Consortia Block Exemption Regulation (ovvero la deroga alla normativa anti-trust Ue standard, che concede ai vettori marittimi del trasporto containerizzato di poter offrire i loro servizi congiuntamente a patto di restare sotto una quota di mercato del 30%, estesa dalla Commissione Europea fino al 2024, ndr), la quale permette di “far cartello” consentendo “concentrazioni legittimamente riconosciute dalla Ue”.

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