Anama denuncia le insidie del DL Rilancio sul cargo aereo

A proposito della più recente bozza del cosiddetto Decreto Rilancio circolato nelle ultime ore, Alessandro Albertini, presidente di Anama (Associazione nazionale agenti merci aeree), rimarca come la partenza della nuova Alitalia pare andare purtroppo nel solco del passato. Una delle preoccupazioni principali, però, è legata al rischio che a tutte le aziende della filiera del trasporto aereo (anche merci) venga imposta l’adozione del contratto collettivo nazionale valido per Alitalia (con tutti i benefit e i costi che porta con sé).

“Alitalia è costata fino ad ora circa 10 miliardi di euro agli italiani” premette Albertini, che affronta la prima critica dicendo: “Il D.L. Rilancio destina alla newco altri 3 miliardi di euro, ovvero più del 5% delle risorse stanziate. Il Governo con questo atto assume su di sé e sulla nuova Alitalia una responsabilità grandissima poiché, nel corso di una crisi senza precedenti, distoglie risorse preziose che potevano essere destinate, ad esempio, alle imprese in sofferenza che non sanno ancora cosa riceveranno con questo decreto”.

Secondo il presidente degli agenti aerei merci italiani “un simile atto dovrebbe essere accompagnato da un rilancio in grande stile della compagnia di bandiera che parta anzitutto da una analisi profonda di cosa non ha funzionato in questi anni. Invece nella stessa bozza di decreto, all’art. 207, si vincolano le imprese del settore aereo al rispetto del contratto di lavoro di Alitalia in maniera acritica, dimenticando che la competizione nel settore è mondiale e che le altre compagnie aeree con cui la nuova Alitalia si dovrà confrontare provengono da tutto il mondo”.

L’articolo del decreto in questione (che, va detto, ancora non è stato approvato in Consiglio dei Ministri e dunque è passibile di modifiche) è intitolato ‘Trattamento economico minimo per il personale del trasporto aereo’ e prescrive quanto sgue: “I vettori aerei e le imprese che operano e impiegano personale sul territorio italiano e che sono assoggettate a concessioni, autorizzazioni o certificazioni previste dalla normativa EASA o dalla normativa nazionale nonché alla vigilanza dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (ENAC) secondo le vigenti disposizioni, applicano ai propri dipendenti, con base di servizio in Italia ai sensi del regolamento (UE) 5 ottobre 2012 n. 965/2012, trattamenti retributivi comunque non inferiori a quelli minimi stabiliti dal Contratto Collettivo Nazionale del settore stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. […] Le previsioni di cui al comma 1 si applicano anche al personale dipendente di terzi e utilizzato per lo svolgimento delle proprie attività dai vettori aerei e dalle imprese di cui al medesimo comma 1”. Insomma il rischio è che un’interpretazione particolarmente estensiva della norma possa imporre anche ad aziende operative a terra le stesse condizione contrattuali di Alitalia per i propri dipendenti.

Albertini infatti sottolinea: “Si conferma, dunque, un contratto che dovrebbe essere verificato nella sua sostenibilità e lo si vuole imporre all’intera filiera del settore aereo. Se si vogliono tutelare i lavoratori, cosa che condividiamo, mettendo fuori gioco i cosiddetti ‘contratti di lavoro pirata’, occorre semplicemente optare per l’applicazione di contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni datoriali e sindacali più rappresentative e piuttosto che imporre a tutta una filiera un contratto di lavoro che in questi anni ha irrigidito Alitalia”.

Il numero uno di Anama conclude dicendo: “Auspichiamo che il Governo corregga questa norma già prima della emanazione del Decreto legge ‘Rilancio’ e che abbia consapevolezza della grande responsabilità che si è assunto destinando importanti risorse alla nuova Alitalia: non si può più sbagliare!”.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER GRATUITA DI AIR CARGO ITALY