Amazon Air cresce in Europa e pensa a voli transoceanici

Se nel complesso il network globale di Amazon Air ha vissuto nel 2021 una espansione notevole, ancora maggiore è stata l’evoluzione della sua sola rete europea.

Secondo l’ultimo report del Chaddick Institute di Chicago, ad oggi (marzo 2022) la compagnia ha portato a 38 i voli operati giornalmente nell’area. Anche se alcuni di questi, gestiti dal partner Asl Airlines, non sono registrati come itinerari offerti per suo conto (né per conto di altre compagnie), l’istituto di analisi li ha attribuiti come al servizio del gruppo di Seattle sulla base dell’analisi degli itinerari, degli orari in cui sono effettuati e della loro regolarità. Anche escludendo questi collegamenti, il network europeo di Amazon Air risulta comunque cresciuto di molto, dato che dallo scorso agosto risulta passato da una media di 8,2 a 18,2 viaggi giornalieri. Maggiormente interessati da questo sviluppo sono gli aeroporti di Colonia-Bonn, Parigi Charles de Gaulle e Barcellona.

Dal report del Chaddick Institute emergono poi anche altre tendenze interessanti, anche se al momento perlopiù in forma di ipotesi. La più rilevante, anche per il mercato europeo, è che secondo l’istituto Amazon potrebbe avere intenzione di abbandonare il suo attuale modello di rete aerea, dedicato ai trasferimenti delle merci da magazzino a magazzino, per passare a uno che includa anche i voli transoceanici. Questo sviluppo, suggerito dal fatto che secondo alcuni rumors la società potrebbe voler acquisire Boeing’s 777-300ER e Airbus’s A330-300 (previa riconversione in freighter), sarebbe in linea con quanto già emerso rispetto al fatto che Amazon potrebbe voler approfondire la sua rete andando ad avvicinarsi ai produttori, in particolare cinesi. Il Chaddick Institute prevede in particolare che la società vada a sperimentare queste soluzioni gradualmente nei prossimi anni, con una dozzina o un numero ancora inferiore di aerei, procedendo lentamente per studiare costi e benefici.

Parallelamente, un altro sviluppo, che Chaddick Institute dice però di non attendersi a breve nè in modo massiccio, potrebbe riguardare una messa a disposizione della rete di Amazon Air al servizio di terze parti, cosa che la avvicinerebbe a quelle di Ups o Fedex. Secondo gli analisti questa comunque sarebbe una attività secondaria o residuale per il vettore. In altre parole, se Amazon dovesse offrire questo servizio, potrebbe limitarsi a trasporti aerei non urgenti, che invece assicurerebbe in via prioritaria alla sua rete nell’ambito del servizio Prime.

Un’ultima osservazione interessante, anche se non direttamente collegata al mercato italiano o europeo, riguarda infine l’hub di Cincinnati, che secondo gli analisti dal suo lancio ad oggi ha vissuto una crescita costante ma non il boom che ci si sarebbe potuti aspettare. Lo scalo opera infatti giornalmente una media di 25,6 voli, ben al di sotto della capacità (di 100 voli/giorni) e quindi al momento non ha “alterato la geografia” del suo network.

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