Allarme di Spediporto sull’import di mascherine

Photo credit: Milan Airports

Spediporto, l’associazione degli spedizionieri genovesi, ha sollevato tramite il suo direttore generale Giampaolo Botta la questione dell’import di mascherine che d’ora in poi potrebbe diventare sempre più complicata e portare a prezzi molto elevati per il consumatore finale.

In un post su Facebook il vertice di Spediporto a proposito delle spedizioni aree di Dpi ha scritto: “A breve esploderà il caso mascherine, non intendo quello del costo calmierato a 0,50 cent/euro, ma il caos sulla loro importazione. Nessuno parla del fatto che le mascherine sono ora considerate non più dei Dpi (Dispositivi di Protezione Individuale) ma dei Dm (Dispositivi Medici), con caratteristiche di produzione e certificazione ben diverse”.

Botta prevista inoltre che per questo motivo “di fatto non si troverà più nessuno in grado di produrle all’estero, almeno nei quantitativi che servono. Probabile dunque che non se ne importeranno più come Dm e in distribuzione non se ne troveranno perché non conviene a chi le produce, perché impossibili da importate (rischio sequestro). Alla fine si venderanno, senza limiti di prezzo, solo le FFP2 che arriveranno a costare 10 euro l’una”.

Questa infine la conclusione del direttore generale di Spediporto: “Ora mi chiedo: quando tutte le attività produttive riapriranno dove troveremo mascherine e altri Dpi? E a che costo? […] Forse chiederemo un finanziamento per comprare Dpi e forse in questo caso le procedure saranno semplificate”.

Spediporto in questo post prosegue anche la sua battaglia mediatica per protestare e criticare la lentezza della macchina pubblica incapace a suo dire di dare risposte concrete alle aziende del comparto sempre più alle prese con problemi di liquidità. Per questo Botta ha anche lanciato l’idea di un triangolo logistico fra Liguria, Piemonte e Lombardia che possa beneficiare di semplificazioni e agevolazioni speciali. “Oggi più che mai c’è bisogno di poche idee ma chiare e di tanta azione” ha scritto il direttore generale dell’associazione. “Si parla di semestre bianco per l’Italia con l’intento di abbattere la burocrazia e lanciare modelli amministrativi innovativi. Lanciamo l’idea di una great logistic area tra Milano Genova e Torino. Un progetto assegnato a un commissario straordinario per la logistica”.

Qualche riga sopra, nel suo post principale Botta aveva scritto: “In un momento dove la lucidità di chi governa e amministra dovrebbe illuminare il percorso di decine di migliaia di aziende allo stremo delle forze e di decine di migliaia di lavoratori che temono per il loro futuro, solo nuvole che oscurano il percorso e tanta confusione. Liquidità, solo sulla carta: chi ha provato a chiedere un finanziamento? Settimane per una istruttoria. Burocrazia alle stelle. Ammortizzatori sociali al palo. Alla fine, come sempre, sarà l’inventiva degli italiani, imprese, artigiani, commercianti a salvare l’Italia”.

Le parole di Botta ricevono molti ‘like’ importanti (imprenditori e rappresentanti di associazioni di categoria) e fra questi apprezzamenti emerge ad esempio il commento di Riccardo Fuochi, vertice di Logwin e presidente del Propeller Club di Milano, che dice: “Giampaolo la vostra posizione è sempre molto chiara e decisa. Purtroppo non vedo altrettanta determinazione da parte delle altre associazioni. E’ una constatazione da semplice associato, che desidera vedere tutelati gli interessi della nostra categoria. E vista la sordità di chi dovrebbe sentire le nostre richieste, non si può più sussurrare, consigliare, chiedere sommessamente. Basta! Dobbiamo far sentire la nostra voce in modo deciso, forte, compatto e autorevole. Così come state facendo voi dopo aver dato un grande esempio di un sistema funzionante e efficiente”.

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