Ai corrieri aerei non piace il Ddl Concorrenza

Nazzarena Franco

Il testo del Ddl Concorrenza, ora in esame al Senato e in particolare sotto l’analisi della Commissione Industria – e in particolare il suo articolo 22, che riguarda le norme in materia di servizi postali – non piace ai corrieri aerei rappresentati da Aicai, ovvero Fedex, Ups e Dhl.
Il testo prevede di apportare alcune modifiche al d.lgs. n.261 del 22 luglio 1999, n. 261, che attuava la direttiva 97/67/CE in materia di regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari. In particolare l’articolo 22 stabilisce che il Ministero dello sviluppo economico, sentita l’Agcom, “riesamini periodicamente l’ambito di applicazione degli obblighi di servizio universale” alla luce degli orientamenti della Commissione europea, delle esigenze degli utenti e delle diverse offerte presenti sul mercato nazionale, segnalando al Parlamento eventuali modifiche ritenute necessarie.
Il provvedimento prevede inoltre di estendere anche agli operatori postali (inclusi quelli attivi nella consegna pacchi) l’obbligo di iscrizione al Roc (Registro degli Operatori della Comunicazione) e allarga al settore il parere che l’Agcom rende all’Antitrust per alcuni provvedimenti adottati da questa in materia di intese restrittive della concorrenza, abusi di posizione dominante e operazioni di concentrazione.

Secondo Aicai, che ieri è stata audita dalla Commissione Industria del Senato, le tre modifiche normative però “anziché semplificare le norme e ridurre i carichi regolatori rischiano di introdurne e aggiungerne di nuovi penalizzando la competitività delle Pmi italiane”.
Riguardo la prima (revisione periodica del servizio universale), secondo la presidente di Aicai Nazzarena Franco, questa troverebbe ragione nell’“l’andamento negativo del settore della corrispondenza”. Tuttavia secondo Franco per questo motivo questa previsione dovrebbe essere riferita solo a questo segmento, caratterizzato da fallimenti di mercato, e non a quello dei pacchi “invece molto concorrenziale, e quindi capace di generare crescita su spinta dell’ecommerce e delle imprese italiane”.
Più esplicitamente “gli associati Aicai non svolgono servizio universale e operano principalmente nel segmento B2B, estremamente concorrenziale e lavorano a fianco di tantissime aziende, grandi ma soprattutto Pmi” e l’estensione a questo settore di “ulteriori oneri, oltre a quelli già presenti, ne limiterebbe fortemente la concorrenza a livello internazionale, nel confronto con altri mercato europei”.

Simile la valutazione del secondo punto (l’estensione di obbligo di iscrizione al Roc a operatori postali e di consegna pacchi): secondo Franco questa non sarebbe necessaria perché “i corrieri aerei sono già iscritti quali soggetti abilitati all’attività postale presso il Mise e al Roc per le attività di call center” e altri obblighi sarebbero dei “boomerang”.  Anche l’ultimo punto non è gradito ad Aicai, soprattutto perché comporterebbe una contribuzione da parte dei suoi associati al funzionamento dell’Agcom. Un onere che secondo i corrieri aerei costituirebbe una duplicazione, dato che contributi sono già chiesti ad esempio da Art e Antitrust, “autorità che svolgono funzioni spesso in sovrapposizione”.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER GRATUITA DI AIR CARGO ITALY