A Malpensa confermata per il cargo l’ipotesi di ampliamento a sud

Nessuna soluzione alternativa. L’ipotesi di ampliamento della Cargo City di Malpensa a sud del sedime aeroportuale e in prosecuzione delle strutture esistenti, così come prevista nella versione iniziale del Masterplan 2035 dello scalo, ha resistito anche alla richiesta di approfondimenti e integrazioni che era arrivata la scorsa estate e che aveva portato alla sospensione della procedura di Via.

Presso il Ministero della Transizione Ecologica, dove la procedura è ripartita, risulta infatti ora pubblicata la documentazione con le relative integrazioni, relativamente alla quale amministrazioni ed enti pubblici potranno inviare ulteriori osservazioni fino al prossimo 16 dicembre.

Nell’analisi, elaborata da Enac e Sea con lo studio Oneworks, viene innanzitutto evidenziato come le previsioni di sviluppo dei traffici merci nello scalo varesino seguiranno, nei prossimi anni, un andamento diverso da quello che si era ipotizzato durante la prima stesura del piano. Colpa del Covid (e del boom dell’e-commerce), che porterà nei prossimi anni a un incremento leggermente minore dei volumi attesi, ma parallelamente anche a un aumento del numero di voli, per via dell’aumento dei collegamenti operati dai courier (qui un approfondimento).

Le nuove previsioni hanno portato a ‘riaprire’ i fascicoli di 6 delle soluzioni considerate inizialmente (su un totale di 8), considerando anche per una di queste una eventuale variante, e a rivalutarle alla luce delle nuove previsioni di traffico. La conclusione, già accennata sopra, è nota, e vede confermata come migliore ipotesi quella che prevede per le attività cargo un ampliamento a sud in area esterna al sedime aeroportuale.

Il documento fornisce ancora qualche numero sulla proposta ‘vincente’. Il suo sviluppo, si legge, richiederebbe l’acquisizione di un’area di circa 900mila metri quadrati, andrebbe a offrire una capacità aggiuntiva di 11 stand dedicati a velivoli cargo, necessiterebbe di un investimento di 137 milioni di euro e potrebbe essere realizzato nel giro di 5-6 anni.

Per questa soluzione non mancano comunque i ‘contro’. Tra questi sono citati innanzitutto il fatto che il consumo di suolo andrebbe a interessare “una porzione di territorio attualmente allo stato naturale”, nonché il fatto che la sua realizzazione renderà necessarie “modifiche alla viabilità land-side con deviazione di parte del tratto stradale della SP14”. Attenzione inoltre dovrà essere dedicata al tema della safety, perché la realizzazione renderà necessaria la creazione di una nuova “Rhp (Runway Holding Position, marking di posizione di attesa, ndr) per la gestione del traffico diretto verso la Twy (taxiway, via di rullaggio, ndr)” e anche perché farà sì che le attività di handling si svolgeranno in prossimità di una Rhp.

Nonostante queste criticità, come già visto questa soluzione viene considerata però “idonea ad un concetto di espansione sostenibile della Cargo City”, perché limiterebbe le necessità di intervento e potrebbe essere attuata secondo uno “sviluppo armonico per fasi, che segua in maniera flessibile, proporzionata e non sovradimensionata il futuro effettivo andamento di crescita dell’industria del trasporto aereo delle merci”.

La soluzione viene inoltre considerata “pienamente rispondente agli standard progettuali delle infrastrutture air-side definiti a livello internazionale per garantire la piena sicurezza delle operazioni”, nonché “agli strumenti di pianificazione del sistema aeroportuale nazionale ed alle prevedibili necessità di sviluppo di medio e lungo termine dell’aeroporto”. Infine l’opzione è “compatibile con le best practices di airport safety & security e di airfield operations“.

Il documento chiarisce inoltre che secondo questa proposta i nuovi edifici ‘di prima linea’ manterranno “inalterato l’allineamento utilizzato per i magazzini già realizzati all’interno del sedime attuale”, sviluppandosi quindi “in modo organico ed ordinato”; che l’antistante piazzale di sosta aeromobili sarà “contiguo al piazzale esistente” e quindi raggiungibile da aeromobili e mezzi di supporto “con percorsi e tempi di rullaggio praticamente inalterati” quindi con “minori consumi rispetto ad altre soluzioni considerate”; che l’accesso land-side dei veicoli pesanti potrà “rimanere il medesimo già attualmente utilizzato per la Cargo City”, mantenendo “inalterati i punti di controllo doganali e l’allacciamento con la viabilità esistente”. Infine, espandendosi verso sud, tutte le nuove infrastrutture “avranno la possibilità di svilupparsi modularmente ed in modo coerente con i reali fabbisogni determinati dallo sviluppo del traffico nel breve, medio e lungo periodo”.

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